CONTARE LE RIPETIZIONI: UNA PRATICA UNIVERSALE

Come abbiamo già detto in un precedente articolo l’azione di ripetere una preghiera, un nome sacro o un mantra è una pratica spirituale molto antica, della quale abbiamo traccia intorno al 3°- 4° secolo DC sia in Oriente che in Occidente, ma che potrebbe essere molto molto più antica.

Uno degli aspetti più interessanti è legato al fatto che molte culture diverse che utilizzano le “perle di preghiera”, condividendo la modalità di base della pratica – ovvero sgranare ad una ad una le perle recitando una sacra formula – usano strumenti che hanno un numero diverso di grani e anche nomi diversi.

ISLAM: I grani di preghiera islamici, si chiamano Misbaha o Tasbih, e di solito hanno 100 grani (99 +1 = 100 grani in totale o 33 grani recitati tre volte +1).I grani sono tradizionalmente usati per tenere il conto mentre si recita la preghiera, una forma di dhikr (ricordo di Allah) che consiste nel ripetere brevi frasi di lode e glorificazione di Allah. La preghiera viene recitata come segue: 33 volte “Subhan Allah” (Gloria a Dio), 33 volte “Al-hamdu lilah” (Lode a Dio) e 33 volte “Allahu Akbar” (Dio è il più grande) che equivale a 99, il numero di perline nella misbaha.

BUDDHISMO: i Japamala buddhisti hanno in genere 108 grani, ma a volte, come nel buddhismo tibetano, a queste vengono aggiunti dei “counter” per facilitare le pratiche più lunghe e complesse. Può essere infatti richiesto che un praticante completi un determinato numero di ripetizioni – ad esempio 100.000 o 111.000 recitazioni di Om Mani Padme Hum – per diventare idoneo all’iniziazione ad uno specifico insegnamento esoterico. Vengono aggiunte quindi tre perline in linea con le 108 perline e due cordicelle corte, di dieci grani ciascuna, pendenti dall’anello principale, le quali servono a contare i “giri” di 108 ripetizioni compiuti. Anche i materiali qui possono essere i più vari: da pietre dure e semi preziose a legni e semi pregiati, fino ad arrivare ad ossa di animali, e in casi molto speciali, ad ossa umane.

INDUISMO: gli indù usano il Japa Mala, che di solito ha 108 o 27 grani – in questo caso si compie il giro per quattro volte – per la ripetizione di Mantra o nomi delle divinità. I materiali più comuni sono semi di Rudraska – sacri a Shiva – oppure semi di Tulsi – sacri a Visnù.

CRISTIANESIMO: Il più antico set di rosari di preghiera nel cristianesimo occidentale, il cordone Pater Noster, contiene tradizionalmente 150 grani per i 150 Salmi nella Bibbia, sebbene siano stati realizzati cordoni Pater Noster da 50 grani che vengono recitati per tre volte.

I cattolici romani preferiscono utilizzare il rosario con 59 grani, suddiviso in 5 decine separate da 4 perle di interruzione, con l’aggiunta di una linea di altre 5 perle prima del Crocifisso finale.

La “mequteria” ortodossa orientale, usata principalmente dai cristiani copti ortodossi e dai cristiani ortodossi etiopi, contiene 41 grani per pregare il Kyrie Eleison detto durante le 41 metanoie (prostrazioni) in ciascuno dei sette tempi di preghiera fissi cristiani .

I cristiani ortodossi orientali usano invece una corda di preghiera annodata chiamata komboskini o chotki, con 100 nodi, sebbene possano essere utilizzate anche corde di preghiera con 50 o 33 nodi.

La corona luterana di Cristo contiene 18 grani.

I “komboloi” greci (che non sempre hanno uno scopo religioso) ha un numero dispari di perline, di solito uno in più di un multiplo di quattro, ad es. (4×4)+1, (5×4)+1 e i grani sono montati su un filo con la possibilità di scorrere.

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